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Il pesce S. Pietro

zeus Faber"...Può capitare che pinneggiando lentamente su una franata a poco più di 24 m, mentre sei intento a guardare una ad una le numerose pinne nobilis disseminate sul fondale, ad un tratto ti fermi ad osservare una forma di taglio immobile, un altra nacchera, pensi, ma poi osservi meglio e ti colpisce un dettaglio, un breve, veloce e continuo ondeggiamento alla sommità della figura, come delle corte e fitte ciglia vibranti. Strano, pensi, che razza di pinna nobilis è questa? E allora ti avvicini piano piano, ma da sopra ancora non comprendi... Ma basta cambiare visuale, inclinarti leggermenti di lato e all’improvviso dal nulla ti appare una forma inconfondibile, bidimensionale, che mai aspetteresti di vedere lì: un pesce S. Pietro..."

Predilige fondali sabbiosi o fangosi o vicino a praterie di posidonia da 20-30 mt sino a 400 mt. Corpo alto, ovale e appiattito. Il capo e grosso, dal profilo superiore obliquo, con occhi grandi e posti vicino al margine superiore. la bocca è tagliata obliquamente, con mandibole prominenti. Molte le spine sparse sul corpo: sul muso, sulla nuca e sul margine preopercolare. Vi è una spina scapolare vicino all’estremità superiore dell’apertura branchiale e una omerale, al disotto della base della pettorale. La pinna dorsale ha la prima porzione formata da raggi spinosi molto robusti, veri e propri aculei, con una spina basale da ogni lato; la membrana interradiale, quella posta cioè tra un raggio e l’altro della pinna, si prolunga invece in sottili filamenti, tanto maggiori quanto è più giovane l’esemplare. Le pinne pettorali sono piccole mentre le ventrali sono molto sviluppate, la pinna caudale è a ventaglio. Piccole ciglia vibranti sono disposte lungo tutto il profilo. La colorazione è in generale grigio dorata, con riflessi argentei e variegature giallo-verdi sui fianchi, caratterizzata dalla presenza di una inconfondibile macchia scura al centro di ogni lato. Può raggiungere i 60 cm di lunghezza, si riproduce in primavera ed estate. Le uova sono galleggianti e planctoniche e si aprono quasi sempre in profondità. Le forme larvali sono planctoniche, mentre gli stadi giovanili divengono bentonici. Ha indole solitaria e sfrutta il suo corpo appiattito per avvicinarsi, non visto, alle prede con lente ondulazioni, per poi catturarle fulminemente con la bocca protrattile. E’ infatti un predatore vorace e, anche se non particolarmente abile nel nuoto, è capace di ottimi scatti. Abbinando allo scatto in avanti l’estroflessione della bocca, grande e dotata di denti piccoli e aguzzi, oltre che abbondantemente protrattile, cattura la sua preda (che può esser una boga, una sardina o un’acciuga) in modo sorprendentemente rapido.
L’origine del nome comune è legata ad leggenda, secondo la quale le macchie scure che presenta sui fianchi sono le impronte dell’apostolo Pietro che avrebbe afferrato il pesce su richiesta di Cristo per estrargli dalla bocca una moneta d’oro. Il contatto con le mani del Santo fece rimanere al pesce le impronte digitali in una macchia nera che trasmise ai suoi discendenti.. Altre tradizioni popolari invece indicano che questo sia il pesce che Gesù moltiplicò sul Lago di Tiberiade, e che le due macchie nere sul ventre siano le impronte di Gesù, lasciate al momento di prendere fra le mani il pesce, prima della moltiplicazione. Scientificamente si chiama Zeus, che significa Giove, in quanto il pesce era stato consacrato al Re degli Dei e faber, che significa artefice